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19/10/2021

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La risorsa suolo

Cos’è il suolo?

Si può pensare al suolo come ad una pelle sottile che ricopre le terre emerse del pianeta. Il suolo non è “tutto quello che c’è sotto i piedi”, non è un sinonimo di terra o terreno: il suolo è solo la parte superficiale, uno strato dove si concentra una sorprendente vitalità. È tutt’altro che materiale inerte.

L’immagine seguente consente di visualizzare correttamente cos’è il suolo.


Le caratteristiche di un suolo possono essere molto diverse da una regione ad un’altra sia in termini di spessore sia di composizione sia di dinamica. A livello indicativo, il suolo ha uno spessore compreso tra 50cm e 2m ed ha una crescita molto lenta: un valore di riferimento per un tasso pedogenetico è pari a +10cm/2000anni, a indicare che lo spessore del suolo aumenta di un centimetro ogni due secoli. In condizioni ideali, un suolo è per metà solido e per metà occupato da fluidi: in termini di volume, la sostanza inorganica occupa il 45% mentre quella organica il 5%, l’acqua occupa il 25% e l’aria il restante 25%. (Pileri, 2016)

Il suolo è quindi composto anche da materia organica sotto forma di humus e residui biologici, ed ospita variegate forme di vita, micro e macro, che costituiscono la cosiddetta pedofauna, la cui salute dipende fortemente dagli scambi con l’atmosfera. Il suolo si configura quindi come un’interfaccia laboriosa e un vero e proprio sistema ambientale, la cosiddetta pedosfera, accanto a atmosfera, biosfera, litosfera e idrosfera.

Alla luce di queste considerazioni, si può comprendere perché il suolo rappresenta una risorsa non rinnovabile: è proprio la lentezza della sua crescita a sancirne la non rinnovabilità e al contempo a richiederne una tutela maggiore e un utilizzo consapevole. Il paragrafo seguente motiva la descrizione del suolo come una risorsa.


Perché il suolo è una risorsa?

Il suolo è coinvolto in numerose funzioni ecologiche che avvengono interamente o in parte in questo sistema. Queste funzioni, o processi, forniscono dei benefici all’uomo in maniera diretta o indiretta, più o meno tangibili. I principali benefici del suolo sono elencati e brevemente commentati in seguito:

  • Produzione alimentare e di biomassa;
  • Regolazione del ciclo dell’acqua e della qualità dell’acqua;
  • Regolazione dei cicli biogeochimici;
  • Regolazione del clima;
  • Habitat e conservazione della biodiversità.

Il suolo ospita la vegetazione che è responsabile della conversione fotosintetica, processo che produce cibo, legno e fibre. I processi di infiltrazione, depurazione ed accumulo riguardano l’interazione tra suolo e acqua, in particolare controllano il deflusso superficiale, migliorano la qualità chimico-fisica dell’acqua e ne garantiscono la disponibilità. Il suolo elabora e trattiene i nutrienti e mitiga l’inquinamento tramite la sua azione tampone. In particolare, all’interno del suolo avvengono le reazioni di decomposizione della sostanza organica o la sua mineralizzazione, oltre a ospitare i cicli ad esempio di azoto e fosforo. Il suolo svolge un ruolo fondamentale anche nel ciclo del carbonio con il compito prevalente di deposito o storage, partecipando quindi alla regolazione del clima sia a livello globale sia a livello locale. Considerando il ruolo di habitat che assume nei confronti della pedofauna e della biosfera sulla sua superficie, il suolo concorre alla conservazione della biodiversità che rappresenta una certa forma di ricchezza.

Alla luce di queste altre considerazioni, risulta appropriato intendere il suolo proprio come una risorsa: la salute e il benessere delle persone dipendono fortemente, e talvolta in maniera inaspettata, dai processi che avvengono all’interno di questo sistema. È quindi importante riconoscerli e dare al suolo il giusto valore.
 

Il suolo è a rischio?

L’entità dei benefici ambientali forniti dal suolo all’uomo dipende dal suo stato di salute. Il degrado del suolo comporta infatti una riduzione di tali benefici ed è causato in prevalenza dall’impiego di pratiche agricole, zootecniche e forestali scorrette, dalle dinamiche insediative, dalle variazioni di uso e dagli effetti locali dei cambiamenti climatici. Queste azioni innescano dei fenomeni di degrado caratteristici, i principali dei quali sono elencati e brevemente commentati in seguito:

  • Impermeabilizzazione;
  • Erosione;
  • Perdita di sostanza organica;
  • Perdita di biodiversità;
  • Contaminazione;
  • Compattazione.

Gli effetti dell’impermeabilizzazione e della compattazione del suolo sono evidenti ad esempio sul trasferimento dei fluidi con l’atmosfera, processo fondamentale per la salute della pedofauna, come descritto in precedenza. L’erosione e l’inquinamento sono altre forme evidenti di degrado del suolo che ne causano proprio la perdita o l’alterazione della qualità. La perdita della sostanza organica presente in un suolo comporta la riduzione della sua fertilità da un punto di vista agronomico e corrisponde a una riduzione della capacità di conservare carbonio, mentre la perdita di biodiversità può alterare e compromettere il funzionamento ecologico del suolo.

Spesso questi processi di degrado diventano evidenti solo quando irreversibili o in uno stato avanzato che rende il ripristino oneroso o impraticabile, portando alla compromissione della funzionalità ecologica del suolo o alla perdita di questa risorsa.

 

Il consumo di suolo

Cos’è il consumo di suolo?

Il consumo di suolo o soil sealing rappresenta l’oggetto delle valutazioni delle trasformazioni del territorio secondo un approccio di tipo ambientale.

L’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) adotta questo approccio nelle proprie analisi sulle trasformazioni che interessano il territorio nazionale e definisce il consumo di suolo come “variazione da una copertura non artificiale a una copertura artificiale del suolo”. (ISPRA, 2020)

Il fenomeno del consumo di suolo consiste nell’aumento della copertura artificiale del territorio ed è legato profondamente alle dinamiche insediative.
 

Quali sono le cause e quali le conseguenze del consumo di suolo?

Il consumo di suolo è causato principalmente dall’impermeabilizzazione, uno dei fenomeni di degrado elencati in precedenza, ma anche dall’asportazione per escavazione, dalla contaminazione e dalla compattazione. Questi fenomeni comportano evidentemente una limitazione della funzionalità ecologica del suolo o la perdita della risorsa stessa, come nel caso della rimozione del materiale di scavo.

In particolare, il consumo di suolo causa una riduzione dei benefici ambientali del suolo, ad esempio:

  • Minore capacità di produzione agricola;
  • Interruzione dell’assorbimento CO2;
  • Perdita della pedofauna;
  • Allagamenti;
  • Stress idrico.

In altre parole, il consumo di suolo riduce il potenziale di produzione alimentare e influenza i cicli vitali, ad esempio quello del carbonio, interrompendone l’assorbimento e danneggiando la pedofauna, e quello dell’acqua, riducendone l’infiltrazione e l’accumulo.

È molto importante osservare che non si tratta di conseguenze astratte bensì sensibili e concrete: in ambito urbano ad esempio una minore infiltrazione causa allagamenti maggiori, o al contrario un minore accumulo idrico nel suolo limita i benefici ambientali della vegetazione, ad esempio la riduzione delle temperature estive. Una minore capacità di produzione agricola può ridurre la sovranità alimentare e impoverire la varietà colturale locale, oltre a richiedere un sistema di distribuzione più ampio.

Il consumo di suolo ha anche altri effetti negativi, meno modellizzabili dei precedenti ma altrettanto rilevanti, come ad esempio la compromissione del paesaggio e la frammentazione degli habitat, aspetti che tanto incidono, seppur indirettamente, sulla salute e sul benessere delle persone.

 

Politiche e monitoraggio del consumo di suolo

Ci sono delle leggi per il suolo?

A livello internazionale, nel 2015 le Nazioni Unite hanno concordato l’Agenda 2030 che pone 17 obiettivi tematici e interconnessi da raggiungere entro il 2030. In particolare, rispetto al suolo l’Agenda 2030 indica di allineare il consumo di suolo all’effettiva crescita demografica (target 11.3.1), a suggerire un uso almeno razionale della risorsa, e invita a una generale protezione dai fenomeni di degrado del suolo (target 15.3.1).

A livello europeo, ci sono stati tre passaggi importanti:

  • nel 2006 la “Strategia tematica per la protezione del suolo” fornisce un inquadramento sul tema del suolo;
  • nel 2011 la “Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse” rappresenta una proposta organica e trasversale di un insieme di obiettivi per un’economia europea sostenibile da raggiungere entro il 2050 e pone per il suolo l’obiettivo no net land take al 2050;
  • nel 2013 il “Settimo programma di azione ambientale” riconosce istituzionalmente la Tabella di marcia.

A livello italiano, la Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile del 2017 si sviluppa in coerenza con l’Agenda 2030 al fine di declinarne a livello nazionale i principi e gli obiettivi, tra i quali quelli sul suolo. Attualmente in Italia è assente una legge nazionale contro il consumo del suolo, tuttavia nell’ultimo ventennio sono stati presentati e discussi in Parlamento alcuni disegni di legge a riguardo.

A livello trentino, la legge provinciale per il governo del territorio del 2015 affronta il tema del consumo di suolo e in particolare all’art.18 sulla “limitazione del consumo di suolo” attesta che il suolo è “bene comune e risorsa non rinnovabile” e favorisce il riuso e la rigenerazione urbana delle aree insediate.

È importante osservare che l’obiettivo introdotto a livello europeo si riferisce al land take, che rappresenta l’oggetto delle valutazioni delle trasformazioni del territorio secondo un approccio di tipo funzionale-paesaggistico, approccio adottato anche dall’Osservatorio del paesaggio trentino per la definizione delle aree fortemente antropizzate.

Inoltre, l’obiettivo europeo non riguarda il no land take in senso assoluto bensì il no net land take, dove net caratterizza il risultato del bilancio tra nuove aree fortemente antropizzate e aree ripristinate.

Generalmente il ripristino o la rinaturalizzazione di un’area fanno riferimento a interventi di desealing o di rimozione delle coperture artificiali del suolo. In Italia sono presenti alcune esperienze pilota a riguardo, come quella dei comuni di San Lazzaro di Savena, Forlì e Carpi nell’ambito del progetto SOS4LIFE, oppure quella di Parma.

È necessario osservare che attualmente interventi di questa tipologia interessano estensioni trascurabili di fronte all’entità dell’espansione delle aree fortemente antropizzate. Inoltre, ripristinare interamente la funzionalità di un suolo costituisce un problema complesso e verosimilmente oneroso.

Pertanto, per raggiungere l’obiettivo di net land take pari a zero è opportuno agire fondamentalmente sulla limitazione di ulteriore antropizzazione piuttosto che sulla compensazione.
 

Chi monitora il consumo di suolo?

In generale, gli obiettivi del monitoraggio sono quelli di documentare un fenomeno, di sensibilizzare a riguardo e di valutare il grado di raggiungimento degli obiettivi.

In Italia il compito del monitoraggio del consumo di suolo è affidato al Sistema Nazionale per la Protezione dell’Ambiente, istituito nel 2016 e composto dalle agenzie regionali o provinciali per la protezione dell’ambiente (ARPA/APPA) e dall’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA).

L’oggetto del monitoraggio è il consumo di suolo secondo la definizione di ISPRA riportata in precedenza. Il consumo di suolo è determinato da analisi sulla copertura fisica del suolo attraverso una procedura semi-automatica.

 

Fonti e riferimenti:

2016, P. Pileri. Che cosa c’è sotto: il suolo, i suoi segreti, le ragioni per difenderlo. Altreconomia

Immagini tratte dal sito de Society Soil Judgers https://soiljudging.org/

2020, Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi ecosistemici, ISPRA

Pagine web ISPRA (consultate in data 20.02.2021)


Per la redazione di questa scheda si ringrazia il dott. Giulio Orsingher.

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