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19/10/2021

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Consumo di suolo

Il quadro conoscitivo dei processi di trasformazione del territorio nazionale è disponibile grazie all’impegno del Sistema Nazionale per la Protezione dell’ambiente (SNPA) che vede l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) collaborare con le Agenzie per la Protezione dell’Ambiente delle Regioni e delle Province Autonome (ARPA/APPA), in un lavoro congiunto di monitoraggio del consumo di suolo in Italia. La L.132/2016 assegna infatti a SNPA il compito di analizzare le trasformazioni del territorio e la perdita di suolo naturale, agricolo e seminaturale, inteso come risorsa fondamentalmente non rinnovabile. Su mandato dell’Agenzia provinciale per l’ambiente, a tale rete appartiene anche il Laboratorio suolo e paesaggio attivo presso l’Osservatorio del paesaggio.

Con il termine “consumo di suolo”, SNPA-ISPRA definisce quel processo tendente all’artificializzazione di una superficie originariamente agricola, naturale o seminaturale e che determina “la variazione da una copertura non artificiale (suolo non consumato) a una copertura artificiale del suolo (suolo consumato)”.

La definizione prevede la distinzione tra:

  • “consumo di suolo permanente” determinato da edifici, fabbricati, strade pavimentate, sedi ferroviarie, aeroporti porti, altre aree impermeabili/pavimentate non edificate, serre permanenti pavimentate, discariche;
  • “consumo di suolo reversibile” determinato da strade non pavimentate, cantieri e altre aree in terra battuta, aree estrattive non rinaturalizzate, cave in falda, impianti fotovoltaici a terra, altre coperture artificiali, non connesse alle attività agricole, la cui rimozione ripristini le condizioni iniziali del suolo.     

“Tale definizione si estende, pertanto, anche in ambiti rurali e naturali ed esclude, invece, le aree aperte, naturali e seminaturali, in ambito urbano, che, indipendentemente dalla loro destinazione d’uso, non rappresentano forme di consumo di suolo (…)”.

 

Esempio di perimetrazione del “suolo consumato” nell’area dell’Alto Garda, così come definito nel “Rapporto Consumo di suolo, dinamiche territoriali e servizi eco-sistemici” ed. 2020 di SNPA-ISPRA. La campitura gialla identifica il suolo consumato dal quale, coerentemente all’impostazione di carattere ambientale assunta dal Rapporto, sono escluse le aree a verde anche quando destinate ad usi antropici spinti come nel caso degli spazi a margine delle rive del lago di Garda.


Pertanto ISPRA-SNPA considera come realmente artificiale solo una parte dell’area di insediamento, escludendo dal computo del consumo di suolo i giardini, i parchi urbani e gli altri spazi verdi. Tra le superfici artificiali sono incluse anche quelle ricadenti nelle zone agricole e naturali.

Il monitoraggio del consumo di suolo realizzato dal sistema ISPRA-SNPA è principalmente orientato ad approfondire i fenomeni fisici legati all’artificializzazione e all’impermeabilizzazione dei suoli, piuttosto che le dinamiche insediative, di maggiore interesse sotto il profilo paesaggistico e urbanistico. 
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